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Londra: Olimpiadi 2012, aumentano i costi

Londra: Olimpiadi 2012, aumentano i costi 
(ANSA) - LONDRA- L’aumento dei costi di energia ed edilizia fa lievitare la spesa per la costruzione dello stadio di Londra destinato alle Olimpiadi 2012. Lo riferisce oggi il quotidiano britannico ‘The Independent’. Il budget finale sara’ di circa 44 milioni di euro superiore a quello inizialmente previsto, raggiungendo i 410 milioni totali rispetto ai 366 della prima stima. Lo stadio olimpico, che potra’ contenere 80.000 persone, verra’ costruito in una zona a est di Londra attualmente in abbandono
 

Londra: i costi della Monarchia

Londra: i costi della Monarchia

http://repubblica.it

Nonostante l’apparenza la monarchia inglese è davvero a buon mercato: ogni cittadino paga 90 centesimi di euro (62 pence) all’anno per mantenere la famiglia reale. Il dato emerge dalla pubblicazione dei conti pubblici del 2005 della Regina Elisabetta. La spesa ha registrato un aumento del 4,2% rispetto al 2004 salendo così a circa 54,15 milioni di euro, a causa dei più intensi controlli di sicurezza a Buckingham Palace.
 

Ue, la regione di Londra è la più ricca

Ue, la regione di Londra è la più ricca

http://europa.tiscali.it
In Gran Bretagna, Belgio e Lussemburgo le aree più ricche, la Polonia occupa le ultime posizioni
Londra è la regione più ricca mentre Lubelskie in Polonia è quella più povera. E’ quanto emerge dalle indagini condotte da Eurostat, l’Ufficio statistico della Commissione europea, nell’Unione europea a 25. La classifica è stata compilata sulla base del Pil per abitante nel 2003 espresso in termini di “potere d’acquisto standard”, ovvero una moneta artificiale che prende in considerazione le differenze dei livelli di prezzo nazionali.

Il potere economico tra Londra e Lubelskie mostra delle enormi differenze, si passa infatti dal 278% al 33%. Dopo la Gran Bretagna, al secondo posto della classifica risulta Bruxelles con il 238% di Pil e in terza posizione il Lussemburgo con il 234%. Nei primi dieci posti emerge anche una regione italiana, la Provincia Autonoma di Bolzano con un livello pari al 160%.

Tra le 37 regioni che superano il livello del 125%, sette si trovano in Germania, sei in Italia e in Gran Bretagna, cinque in Olanda, tre in Austria , due in Belgio e in Finlandia, una nella Repubblica ceca, Spagna, Francia, Irlanda, Svezia e Lussemburgo. E’ da notare che Praga, la capitale della Repubblica ceca, con un Pil pari al 138%, è l’unica regione presente in questo gruppo tra i dieci nuovi Stati membri.

Le sei regioni con le percentuali più basse si trovano tutte in Polonia: Lubelskie e Podkarpackie (entrambe al 33%), Podlaskie (36%), Swietokrzyskie, Warminsko-Mazurskie e Opolskie (tutte al 37%). Gli abitanti con un Pil che oscilla tra il 60 e il 70% vivono soprattutto nei paesi entrati per ultimi nell’Ue (Ungheria, Grecia, Slovacchia, Estonia, Lituania, Lettonia e Malta) ma sono presenti anche in alcune regioni della Germania, Francia, Italia e Spagna. La percentuale più bassa tra i vecchi Stati membri si registra a Norte in Portogallo, circa 57%.

Bisogna considerare comunque che la classifica evidenzia l’economia complessiva della regione presa in esame e il Pil per i singoli abitanti può essere influenzato da diversi fattori in costante mutamento che vanno ad incidere sulla produttività. Il risultato potrebbe quindi essere stato calcolato per eccesso o per difettoIn Gran Bretagna, Belgio e Lussemburgo le aree più ricche, la Polonia occupa le ultime posizioni
Londra è la regione più ricca mentre Lubelskie in Polonia è quella più povera. E’ quanto emerge dalle indagini condotte da Eurostat, l’Ufficio statistico della Commissione europea, nell’Unione europea a 25. La classifica è stata compilata sulla base del Pil per abitante nel 2003 espresso in termini di “potere d’acquisto standard”, ovvero una moneta artificiale che prende in considerazione le differenze dei livelli di prezzo nazionali.

Il potere economico tra Londra e Lubelskie mostra delle enormi differenze, si passa infatti dal 278% al 33%. Dopo la Gran Bretagna, al secondo posto della classifica risulta Bruxelles con il 238% di Pil e in terza posizione il Lussemburgo con il 234%. Nei primi dieci posti emerge anche una regione italiana, la Provincia Autonoma di Bolzano con un livello pari al 160%.

Tra le 37 regioni che superano il livello del 125%, sette si trovano in Germania, sei in Italia e in Gran Bretagna, cinque in Olanda, tre in Austria , due in Belgio e in Finlandia, una nella Repubblica ceca, Spagna, Francia, Irlanda, Svezia e Lussemburgo. E’ da notare che Praga, la capitale della Repubblica ceca, con un Pil pari al 138%, è l’unica regione presente in questo gruppo tra i dieci nuovi Stati membri.

Le sei regioni con le percentuali più basse si trovano tutte in Polonia: Lubelskie e Podkarpackie (entrambe al 33%), Podlaskie (36%), Swietokrzyskie, Warminsko-Mazurskie e Opolskie (tutte al 37%). Gli abitanti con un Pil che oscilla tra il 60 e il 70% vivono soprattutto nei paesi entrati per ultimi nell’Ue (Ungheria, Grecia, Slovacchia, Estonia, Lituania, Lettonia e Malta) ma sono presenti anche in alcune regioni della Germania, Francia, Italia e Spagna. La percentuale più bassa tra i vecchi Stati membri si registra a Norte in Portogallo, circa 57%.

Bisogna considerare comunque che la classifica evidenzia l’economia complessiva della regione presa in esame e il Pil per i singoli abitanti può essere influenzato da diversi fattori in costante mutamento che vanno ad incidere sulla produttività. Il risultato potrebbe quindi essere stato calcolato per eccesso o per difetto

Petrolio continua calo a Londra anche se restano timori Iran

Petrolio continua calo a Londra anche se restano timori Iran

http://today.reuters.it
Il prezzo del petrolio sulla piazza londinese è ancora in calo, continuando il trend già visto ieri, quando aveva perso circa 2 dollari il barile dopo i dati sulle scorte Usa.

Restano tuttavia i timori sul tema nucleare in Iran che arginano i ribassi.

Le vendite sono partite ieri dopo che l’Eia ha mostrato che le scorte di benzina Usa, le più osservate in vista dell’inizio dei viaggi estivi e per cui si prevedeva una contrazione di 700.000 barili, sono invece cresciute di 2,1 milioni di barili in settimana.

Le scorte Usa di greggio sono aumentate di 1,7 milioni di barili, ampiamente sopra le previsioni degli analisti che indicavano una flessione di 100.000 barili, quelle di distillati sono calate di 1,1 milioni di barili a fronte di una stima per un ribasso di 100.000 barili.

Attorno alle ore 12,25 italiane il futures sul greggio Usa quota 71,95 dollari in calo di 33 centesimi, quello sul brent è a 72,35 dollari in calo di 30 centesimi.

Londra, porte chiuse per l’IVA hi-tech

Londra, porte chiuse per l’IVA hi-tech

(Tratto da punto-informatico.it)
Le frodi hanno superato il miliardo di euro; il Governo anglosassone spinge per un aggiornamento della legge vigente anche a costo di andare contro le decisioni UE
Londra - L’evasione del pagamento dell’IVA legata alle transazioni commerciali fra stati comunitari inizia a preoccupare il Regno Unito. Il Governo di Sua Maestà è intenzionato a sostenere presso la Commissione Europea una decisiva correzione della legge sull’imposta sul valore aggiunto. Her Majesty’s Revenue and Customs (HMRC) - il ministero delle imposte - la scorsa settimana ha confermato che un cambiamento legislativo potrebbe migliorare la sua capacità di fronteggiare il fenomeno del cosiddetto “carousel fraud”, ovvero le truffe d’IVA. In pratica, quando un’azienda inserisce la voce di imposta nelle fatture di vendita, ma poi non si preoccupa di pagarla allo Stato. Un fenomeno che sembra diffusissimo nel settore dell’alta tecnologia.

Secondo il HMRC, i settori con più frodi sono quelli della telefonia e dell’hardware PC, e su tutti il comparto processori. Il commercio fra una nazione comunitaria e l’altra ha fatto dilagare il fenomeno. Il dibattito si è acceso ulteriormente nei toni quando tre imprese anglosassoni non sono riuscite a recuperare l’IVA fatturata da venditori che avevano eluso l’imposta, con conseguenze pesantissime.

Il VAT and Duties Tribunal aveva confermato che il loro diritto non poteva che decadere, dato che i beni acquistati erano stati oggetti di “carousel fraud”. Secondo lo studio di avvocati Peters and Peters, che si è occupato della querelle, Optigen, Fulcrum Electronics e Bond House Systems non “erano altro che commercianti legali specializzati nell’import/export di chip” e totalmente estranei alla frode. “Siamo stati obbligati a cessare l’attività dopo il rifiuto di rimborso dell’imposta, valutato circa 19,3 milioni di euro. Adesso siamo in liquidazione”, ha dichiarato Ian Prescott, socio della Bond House Systems.

Le autorità anglosassoni, poi, hanno richiesto a Bruxelles di poter legiferare al riguardo, inserendo nella legge sull’IVA una norma che permetta il recupero, dalle aziende, dell’imposta non pagata. La Corte Europea di Giustizia si è opposta duramente, dichiarando che “il diritto al rimborso dell’IVA di una persona non può essere precluso dal fatto che a sua insaputa nella catena di commercializzazione vi siano state delle frodi”.

Il sistema anglosassone per il recupero delle imposte è diverso da quello italiano, e forse proprio per questo motivo il problema delle frodi d’IVA è balzato all’onore delle cronache. La proposta anglosassone è di rendere possibile il rimborso solo ed esclusivamente quando i beni vengono venduti ai consumatori, in pratica alla fine della catena di vendita.

“Stiamo chiedendo di operare con condizioni diverse, per rompere il meccanismo che sfruttano i criminali per frodare il fisco”, ha dichiarato un portavoce di HMRC alla testata ZDNet UK. “Spero che la Commissione Europea e gli stati membri guardino con favore alla nostra proposta, e che il Regno Unito possa legiferare al riguardo il più presto possibile”, ha aggiunto Dawn Primarolo, Ministro del Paymaster General. Recentemente anche l’Austria e la Germania si sono espresse a favore di questa iniziativa, ma la Commissione Europea non ha ancora deciso.

HMRC ha rilevato che nel periodo 2004/2005 il valore delle frodi di questo tipo è stato stimato fra gli 1,6 miliardi di euro e i 2,7 miliardi di euro. E questi sono dati che riguardano solo il Regno Unito; si profila quindi, secondo gli analisti, un buco di decine di milioni di euro per gli erari dell’intera Comunità Europea.

Dario d’Elia

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